sabato 1 agosto 2026

SECONDA SCELTA

Toc toc.
Mi chiedo chi possa essere a quest'ora del mattino. Non aspettavo nessuno. Mi affretto a chiudere nel cassetto i miei sogni dipinti da un'anima visonaria e danzante. Nella realtà silenziosa e ancora troppo assonnata la musica si spegne nei rumori domestici di una casa troppo vissuta e poco vivente. Quei rumori a cui non faccio neanche più caso.
Mi alzo contro la voglia di girarmi dall'altra parte e faccio finta di rivivere una replica di un film già visto troppe volte.
Apro la porta e una donna bellissima si presenta davanti ai miei occhi. E' la domenica, piena di ingenui propositi e indecenti proposte.
Per decenza, la faccio entrare e lei mette subito una croce su un giorno rosso di calendario, geloso dei suoi fogli.
Non sono un buon padrone di casa. Non la metto a suo agio.
Il mio disagio, figlio di giorni agitati e lontani, ha contagiato anche lei.
Le confesso subito che non l'ho mai amata e e l'ho sempre tradita con un sabato qualunque.
La domenica, comunque bellissima ed intelligente, mi ha subito perdonato. Il suo tempo l'ha sempre saputo anche se il mio è sempre stato infedele con lei. E comunque siamo in tanti ad averla usata.
Il sabato, spavaldo, si presenta sempre per primo e consuma quasi del tutto le nostre energie elettriche con scosse che sembravano già scariche nel circuito di un lavoro noioso e ingrato.
E che dire dei nostri sabato pomeriggio, quando l'amore spingeva di corsa le lancette in avanti, nelle braccia di ore illegali.
E non ci importava nulla se ogni sabato sera si alzava la febbre, perchè era quella di una vita sognata tutta la settimana. Non servivano medicine perchè era la nostra reazione, giocando in difesa del nostro corpo con il divertimento più sfrenato.
E poi mica l'ho scritto io che la domenica può essere bestiale o addirittura lunatica.
Già l'immortale Leopardi esaltava la bellezza di un sabato gioioso di paese, nell'attesa festosa di preparativi, poi disillusa e delusa da una domenica deludente. E non l'ho deciso io se la domenica mette la parola fine, ad un fine settimana troppo veloce, lasciandoci da soli ad aspettare un giorno già odiato prima di conoscerlo.
La domenica esausta ma non ancora finita, vuole andarsene via. Le dico che è ancora presto. Malinconica, ma orgogliosa, mi sorride e mi dice che non può più rimanere senza il mio permesso. Prima di andare via mi confessa ancora un segreto troppo evidente. Neanche lei mi ha mai sopportato.
E non c'era bisogno che le chiedessi spiegazioni. Anche se soffriva, si è sempre accorta che, nel pieno del suo pomeriggio, io, mezzo vuoto, pensavo già che fosse l'inizio di un imminente lunedi.

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