La città che amo era la prima della classe di una scuola guida aperta a tutti gli italiani, chiamando quel collocamento per offrire loro un lavoro ed una nuova opportunità.
La città che amo veniva lasciata sola ad agosto, quando si svuotava dei suoi ospiti con gli affetti lontani e i cuori in affitto.
La città che amo ha preparato una fetta di polenta talmente stretta da soddisfare il palato fine dei suoi polentoni.
La città che amo è soprattutto un meraviglioso museo a cielo aperto.
Quello Egizio custodisce faraonici tesori, quello dell'Auto è un concessionario d'epoca, quello del Cinema conserva i suoi film in pellicole protettive, quello della Montagna prega sulla collina dei suoi frati.
La città che amo è un attico barocco con ampi Saloni di bellezza. Un tempo del Gusto e adesso del Libro, prestato ad altre città che possono solo e fotocopiare con brutte copie.
Ed è finalmente ritornato nell'unica biblioteca, a forma di Lingotto, che gli appartiene.
La città che amo è una Gran Madre che volta le spalle alla sua collina e segue con lo sguardo in religioso silenzio, un Figlio che è li, solo in centro.
La città che amo è un salotto accogliente, protetta da Murazzi con grandi macchie, create dal fiume più lungo con il nome un Po corto.
La città che amo ha anche il suo Monte, dei cappuccini ordinati nei suoi numerosi caffè.
La città che amo è Chiesa e Sepolcro, avvolti nel lenzuolo custodito nello spirito di un Giubileo Sacro, che si è fatto D'Uomo.
La città che amo ha una Basilica che veglia e rialza i suoi caduti, vinti solo dal fato.
La città che amo ha una Mole immensa, talmente alta che ha una stella come punta.
La città che amo è lunga di portici fatti anche di carta e se inizia a piovere possiamo immergerci nella lettura di libri dal profumo buono e non di cartapesta.
La città che amo ha un suo Castello, piazzato nel centro, riverente ad un Principe di Piemonte, fiero ed orgoglioso del suo cavallo dalla faccia di bronzo.
La città che amo offre da bere a tutti, pubblicamente; l'acqua fresca esce continuamente dalla bocca di tori verdi ed immobili anche se gli sventoliamo davanti fazzoletti rossi.
Della città che amo dicevano che era talmente fredda che per scaldarla le hanno poi regalato una fantastica olimpiade di neve.
La città che amo è dolce nella sua maschera di cioccolato al Gianduja.
La città che amo è una bella scoperta per tutti quelli che non ci sono mai stati e per quelli che ci sono sempre.
La città che amo si chiama Torino e la ammiro continuamente perchè è alle porte di Collegno, città in cui vivo.
Essendo una delle sue tante cinture, saranno legate per sempre intorno alla linea eterna delle rispettive vite.
Lontane, al massimo, una Metro di distanza.