venerdì 24 aprile 2020

PACCO BOMBA

PACCO BOMBA

Immerso nella vasca dei miei soliti pensieri, pensavo ai giorni trascorsi e volati via... prima rincorsi e poi scappati via, poi ricorsi storici persi, o discorsi racchiusi in parole in soccorsi prontamente occorsi, sdraiati su corsi dal senso unico di marcia, che a volte mi fa troppo senso... di marcio.
Pensavo ad una data per me importante, passata da poco... il 17 marzo.
Come che giorno è?
Provate a sforzarvi un attimo. Attendo risposte...
Ecco la prima... il 17 marzo del 1861 fu proclamato il Regno d'Italia e la nascita del nostro Stato. Giusto. Importante, certo ma la storia è un'altra.
Mi arriva un'altra risposta... è il giorno in cui si festeggia San Patrizio, Santo Patrono d'Irlanda. Esatta anche questa, ma è una festa patronale come le altre...
Mi è giunta un'altra risposta... devo verificare.
Il 17 marzo si è sposato con Tatiana il bel protagonista "Berlino" nella serie della Casa di Carta... cioè in realtà sì è sposato in un convento di frati in Italia... ops! scusate forse ho spoilerato troppo e qualcuno di voi, giustamente, ha maledetto il mio messaggio e per oggi il buongiorno se lo fa da se. Comunque non vi dirò, neanche sotto tortura, come finirà la stagione... forse.
Per tutti quelli che hanno deciso di restare vi dico cos'è successo il 17 marzo.
E' stato il giorno del mio compleanno e mi sono accorto di non essermi dedicato neanche un buongiorno dalla dedica speciale.
Avete presente quando, in quel giorno, riceviamo sempre un pacco con dentro un presente inatteso e sorprendente? Bene. Quindi non farete fatica ad immaginare la gioia nel scartare il regalo, paragonabile a quella di un bambino che scarta la sua caramella preferita, per mangiarne un'altra ed un'altra ancora.
Io non ho mai scartato l'ipotesi di festeggiare l'imminente futuro, con presenti nuovi di pacco. Con voi presenti, ovvio.
Preparate pure l'appello perchè vi chiamerò uno per uno. Non saranno ammesse ingiustificate assenze, sempre presenti in questi giorni vuoti che pretendono un futuro ancora insieme.
Ieri, però, giorno del mio non-compleanno, mi sono meravigliato nell'aver ricevuto comunque un pacco. Senza mittente, mi chiedevo chi l'avesse spedito... è da un pò che non faccio ordini su Amazon. La mia attenzione è caduta sulla scritta laterale... NON APRIRE FINO AL 4 MAGGIO.
Come potevo frenare la mia enorme curiosità che viaggia sempre oltre ai limiti consentiti al momento?
Volevo rispedire il pacco all'ignoto benefattore o quantomeno cambiarlo con uno senza scritte, da aprire subito. Avevo però il timore che se l'avessi fatto, sarebbero stati affari miei.
Però gli errori di un passato mitologico possono esseri rivisti, ripetuti e corretti. Così, come fece Pandora con il suo vaso, ho preso il mio pacco e l'ho aperto. Al contrario.
E' uscito fuori tutto il bene delle persone che me ne vogliono.
Sono profondamente convinto che quel pacco me lo abbiate confezionato e spedito voi.
Nulla arriva per caso e quando capita, capisci il valore per il dono ricevuto.
Anche se, di solito, il perdono viene concesso dopo aver commesso un peccato.
Ed il mio grande peccato non è stato quello d'ingenuità per aver aperto oggi il mio pacco, ma è quello di non avervi ancora incontrato di persona per ringraziarvi.
Buona giornata   
  

giovedì 23 aprile 2020

LIBERATO!

LIBERATO!

Occupato!
Che brutta esclamazione che ci tocca sentire quando bussiamo alla porta di un bagno, per soddisfare l'impellente bisogno di fare i nostri bisogni.
E quanta irritazione suscita in noi il suono di un telefono occupato, in un TU TU, troppo stretto e non in linea, già spezzata da un altro interlocutore tanto ignoto quanto antipatico.
Per non parlare di quei posti occupati quasi sempre da qualcuno, dentro un cinema di posti assegnati e sguardi scocciati.
E cosa mi dite quando, da lontano, vediamo un posto libero in un parcheggio o su un mezzo di trasporto che la fortuna altrui puntualmente ci occupa? In fondo, siamo già consapevoli che non sarà mai libero per noi...
E come rimaniamo delusi quando, gonfi di parole e di attenzioni, ci strozzano il fiato su un collo di bottiglia, chiusa e buttata in mare, da naufraghi troppo occupati a giocare al solitario.
Se non bastasse quanto ho già scritto, il termine occupato peggiora il suo nefasto significato con 2 prefissi che lo trasformano in parole che vorremmo disconoscere: disoccupato e preoccupato.
La grammatica e la storia mi vengono in aiuto e mi spiegano perchè occupato è il participio passato del verbo occupare.
Mi siedo vicino a loro e ascolto una storia italiana, fatta di participianti sgraditi di un passato da non dimenticare mai. Capisco subito che non è una favola.
C'era una volta un esercito di terracotta di militari tedeschi, mai paghi di distruzione e morte sparse in un'Europa già vecchia, che decisero di occupare il nostro Belpaese, già spalmato su un'ideologia fasciata di nero... colore senza colore di un lutto nazionale.
Questi crucchi ed assassini, armati solo d'odio, cattive intenzioni e un'artiglieria troppo affilata, si autoinvitarono senza aver ricevuto mai nessuna partecipazione e si sedettero al nostro tavolo, senza avere il permesso. Di soggiorno.
Occuparono Roma, la rasero al suolo e, aperta dei suoi resti, la buttarono nelle Fosse. Ardeatine.
Li nacque la Resistenza per l'appunto, all'occupazione di essere disumani che inchiodavano il prossimo sempre al suo passato.
La Resistenza, aveva bisogno per la sua stessa esistenza, di alleati già in arrivo su barconi pieni di un sogno Americano, fatto anche di cioccolata e sigarette.
La Resistenza era formata da compagnie di uomini e donne schierati tutti dalla stessa parte. Quella giusta.
Una parte, un po artigiana ed un po falegname, che riuscì a spezzare un asse che sembrava indistruttibile e con i trucioli rimasti riuscì, con molti sacrifici, a ricostruire travi solide ed un palchetto per un'Italia che scricchiola sempre un pò.
La Resistenza ci ha liberati di corpi maleodoranti e ci ha regalato un profumo buono di libertà.
Che liberazione!
Anche in questo tempo in cui vorremmo occuparci d'altro, ci sentiamo invasi da qualcosa d'invisibile, che ha occupato i nostri pensieri. Vorremmo ammazzare il tempo in qualche modo, ma non siamo assassini come loro e la storia non ci condannerà mai.
Questa volta non dobbiamo opporre resistenza se ci fermeranno per un controllo. Dobbiamo riuscire a trasformarla in resilienza per controllare i prossimi eccessi di velocità.
Vi confesso un'ultima cosa.
Il mio caro e amato nonno si chiamava Liberato (!), un nome destinato per me. Ci teneva molto.
Ma se Liberato Tedesco stonava un'evidente contraddizione in termini, Massimiliano, libero e liberato dagli odiosi tedeschi, suona decisamente meglio!
Buona giornata



...PENSIERI, PAROLE, OPERE O MISSIONI

...PENSIERI, PAROLE, OPERE O MISSIONI

Ognuno di noi ha almeno una missione da compiere nella propria vita.
Già nella notte dei tempi, uomini vestiti da soldati e croci sul petto sono partiti verso terre lontane per mettere una buona parola di Dio, in nome di una missione che di religione aveva ben poco. Per sua stessa ammissione, la Chiesa porta ancora oggi i segni. Della Croce.
I missionari moderni, invece, impegnano la propria vita, laica e cristiana, in continenti dove bisogna contenere l'incontinenza di sangue di guerre incivili. La loro, è la missione più difficile.
Che dire poi, delle missioni di guerra di Stati ignoranti e dell'intelligenza delle loro bombe che colpiranno, stupidamente, gente civile. Missione fallita in partenza.
Entrano, così in gioco, sullo scacchiere internazionale, missioni di pace che non sempre riescono a farla, per la disOrganizzazione di Nazioni non troppo Unite. Missione poco diplomatica.
E c'è ancora chi manda in missione agenti che terranno la bocca chiusa in un segreto di Stato, che sanno tutti.
Bisogna fare attenzione perchè la spia gps si accende se viene localizzata. Posizione da Missionario.
Ci sono poi le missioni rischiose di James Bond e Tom Cruise che da soli lottano con armi nascoste e bagagli sempre pronti, contro il mondo e ne escono sempre belli, vincenti e pieni di donne. Film da Missione Impossibile.
Ci sono ancora videogiochi di livelli alzati di adrenalina e missioni mozzafiato da compiere.
Ci sono state, ci sono e ci saranno sempre missioni spaziali che vorrebbero esplorare uno spazio ancora nascosto e sconosciuto, eppure illuminato da miliardi stelle.
Io sono partito in missione con la mente, già da tempo verso destinazioni dai destini già assegnati non a caso, ma in caso di vittoria.
Per il momento sto provando un numero infinito di volte, pensando e ripensando alla mia prossima ricerca di nuovi segnali di vita. E' una missione che non posso fallire.
Per il momento mi accontento di essere (ri)uscito a fare la mia solita commissione.. un nuovo buongiorno commosso dalle migliori intenzioni.
Missione compiuta!

Buona giornata.   


   


 

mercoledì 22 aprile 2020

TOY STORY

TOY STORY

Da figlio dei mitici anni 80 sono sempre stato un grande appassionato di giochi... da tavolo, all'aperto, di gruppo, di carte, preziosi e a basso prezzo.
Avevo un gran voglia di crescere ma pur di giocare rimanevo sempre bambino. In un'epoca da guerra fredda, il tempo era mio alleato ed il nostro armistizio era una resa senza condizioni.
Da figlio unico ho speso tutta la mia ricchezza d'animo nella mia sala giochi preferita. Casa mia.
Ogni stanza era una distanza che percorrevo a cavallo di una fantasia galoppante. E puntualmente raggiungevo la mia Samarcanda, dove la noia si perdeva sempre nell'infinito di una gioia.
Mi piaceva giocare senza frontiere.
L'ingresso di casa era un campo da calcio di palline di spugna che lavavano ore sporche di sudore e assorbivano sogni ingenui di gloria.
Gettavo la spugna solo dopo l'ennesima paura di rompere quel soprammobile che aveva già rotto.
La camera da letto era un materasso gonfiabile di salti e lo specchio rifletteva sulla mia ingenua vanità di ammirarmi sospeso nelle mie arie da circense. Mi ritrovavo sempre KO, ma comunque OK, a fissare sorridente un soffitto troppo basso.
Il tinello era il campo di battaglia tra soldatini strisciati di stelle ed indiani d'America. I pellerossa, sempre vittoriosi, ribaltavano una storia che non avevo ancora studiato.
Le sedie del tavolo erano gli ostacoli nei circuiti impossibili di macchinine sbeccate in scontri frontali e di ruote perse e mai ritrovate. Il divano era la mia fuoriserie, con gli esterni in pelle, che guidavo con un volante a disco per 33 giri. Facevo una sosta, giusto per la merenda.
Modellini di aerei sorvolavano la mia testa, già piena di viaggi e giri del mondo in 80 giorni. Li facevo poi atterrare su piste di auto e trenini elettrici, come i fili scoperti dei miei nervi per un bagno da fare prima di cena.
Nel bagno, la vasca era una piscina olimpionica con uno stile tutto suo; libero come una farfalla oppure come una rana che si trasformava in un delfino. E quando la schiuma di onde saponate spariva, battaglie navali di shampoo e balsami inondavano il pavimento di quell'acqua, da asciugare con il tappeto.
Il balcone era la finestra sul mondo. Quando il sole mi dava il permesso di scendere, incontravo gli amici di scuola e di strada, anche lei insegnante. La palla era la nostra migliore amica, anche se la prendevamo sempre a calci, per colpire un Muro che sarebbe caduto da li a poco. E quando la palla si sgonfiava di noi e rimaneva a terra, noi giocavamo d'anticipo per non essere impreparati...
figurine di calciatori da scambiare, nascondini da trovare, settimane e sassi da contare, un fazzoletto da strappare dalle mani, una corda da saltare, un'hula-hop da roteare, una cavallina per cadere, biglie colorate da colpire, una guerra da simulare, guardie e ladri da arrestare, un vecchio copertone da rincorrere, una mosca cieca da prendere, un elastico da allungare.
E se il cortile era troppo corto, la corte dei miracoli era il nostro oratorio.
Se poi l'odiata pioggia spegneva gli animi, ci scaldavamo nei dadi lanciati in battaglie di Risiko e risate, di Monopoli in stato di grazia e nel gioco da pelle d'Oca.
Avevamo forse poco, ma quel poco per noi era tutto un gioco. Di società.
Ed il mio personaggio di questo ruolo inventato continua a giocare, anche oggi, con le lettere di uno Scarabeo, di un nuovo buongiorno.
Il mio amuleto portafortuna.

Buona giornata
       

martedì 21 aprile 2020

MUTUO SOCCORSO

MUTUO SOCCORSO

Ma lo sapete che siete proprio in tanti a leggere il mio buongiorno?
Non vi ho mai contati uno per uno anche perchè perderei il conto.
E considerato che a nessuno piace perdere, io quel conto lo voglio pagare subito. Contanti saluti.
Purtroppo, la mia disponibilità di parole mi ha avvisato che ha appena traslocato in Via di Esaurimento, indirizzo di studio troppo rischioso, che mi fa perdere l'orientamento.
Io invece, ho deciso di abitare ancora in Corso Avanzato di lettere, raccolte e spedite in ogni buongiorno. E visto che questo corso lo seguiamo insieme da tempo, non lasciatemi da solo, in una Piazza Pulita di vocali e consonanti.
Io, sempre disponibile al dialogo e a bonificare paludi grigie di noia, ho un conto aperto con Voi e adesso aspetto un bonifico.
Che sarà mai un piccolo prestito, prestato per una giusta causa?
Su, dai basta con quelle facce... non fate i tirchi e allungate il braccino corto verso un amico in difficoltà. 
Siate generosi anche perchè il detto recita... crepi l'avarizia!
Vi ricordo, tra l'altro, che è ormai obbligatorio il dispositivo antiabbandono e quindi siete costretti a mettervi in regola per evitare sanzioni.
A pensarci bene, mi sento in colpa a chiedervi aiuto, ma è un concorso di colpa al 50 e 50, anche se vi ho dato sempre la precedenza.
E visto i precedenti, constatiamo amichevolmente che la mia richiesta è un incidente di percorso. Senza feriti.
Non rivolgetevi alla vostra assicurazione. Vi assicuro io che questa è la prima ed ultima volta che ve lo chiedo.
Visto che ci siete, prestatemi, adesso anche la solita attenzione...
Prestate un soccorso al qui presente contatto e, con molto tatto, suggeritemi un buongiorno che non ho ancora scritto.
Lasciate spazio alla fantasia e contattatemi in privato, che poi pubblico lo spazio che avete lasciato liberamente.
Un ultima cosa... essendo amici interessati, dai molti interessi, applicatemi pure il tasso che volete.
Vi restituirò un buongiorno nuovo, nel mio e nel vostro interesse, non usurato mai dal tempo strozzino.
Buona giornata

lunedì 20 aprile 2020

RESPONSABILITA' GENITORIALE

RESPONSABILITA' GENITORIALE

Tutti noi siamo figli di papà, umili e di madri coraggiose.
Veniamo al mondo da puri ed innocenti e già incolpevoli, creiamo sofferenze a lei che ci ha partorito e chiameremo mamma da li a pochi mesi.
Dopo 9 mesi al buio, veniamo alla luce, la stessa che illumina i volti di chi ci ha atteso dolcemente.
Appena fuori urliamo di pianto e l'assurdità della vita certifica che stiamo bene proprio perchè stiamo piangendo.
Già nel calore delle loro braccia, capiamo subito che cresceremo nell'amore di genitori che saranno nostri per sempre.
Iniziamo a crescere e siamo già viziati a nostra insaputa... lavati, vestiti, cullati, baciati, ci danno da mangiare ogni tre ore e noi, a dispetto dell'età, li abbiamo ricambiati con notti bianche. Insonni.
Continuiamo a crescere e noi vogliamo viziare un'aria già pesante... il pianto di un lettino, per noi troppo stretto, che diventa un sorriso sotto le coperte di un lettone troppo grande; o un giocattolo nuovo per fare i bravi 5 minuti, o mangiare frutta e verdura chiedendo in cambio una TV libera e dolci sul divano.
Cresciamo in fretta in capelli ribelli e in sogni da grandi e loro che imbiancano già, mamma nella sua tinta da preparare, papà sulle pareti di casa.
Ci sono se li chiamiamo ad ascoltare i primi pianti d'amore in giornate d'autunno e non li vediamo mai quando ci guardano di nascosto nei nostri bagni d'estate.
Soffrono sempre un pò, in serate a tutta birra di amici, quando le ruote del loro cervello fanno un rumore che non li fa dormire.
Non ci chiamavano mai con cellulari che non esistevano, ma ci trovavano lo stesso nei posti che conoscevamo solo noi.
Bastava uno sguardo e ti sentivi punito, una parola ed era sentenza, un sorriso per essere assolto.
Siamo cresciuti ancora, abbiamo vinto un lavoro e conquistato un amore... orgogliosi di noi, lo dicono al mondo ma rimpiangono dentro di loro di non avercelo detto mai. 
Sempre pronti a tirare fuori dalla dispensa ottimi piatti e noiosi consigli e noi a sbuffare di fumo di sigarette nascoste.
Un padre che fa lavori da manuale anche se non li ha mai letti; una madre, con la soluzione sempre pronta, che allena una casa perfetta, in esercizi spiegati nelle tasche del suo grembiule.
Un padre meccanico, elettricista, idraulico di fatiche sorde che si fanno sentire a fine giornata.
Una madre che cuce e rammenda sempre qualcosa di vecchio che poi diventa nuovo e che attacca bottone anche quando di parlare proprio non ne abbiamo voglia.
Genitori all'antica, attaccati alle loro abitudini che vogliamo trasformare nelle nostre moderne consuetudini... eppure ci assecondano sempre nel brontolio di un dissenso.
Quei vecchi discorsi che ci ripetono a memoria e che noi non abbiamo mai dimenticato.
Cresciamo ancora, forse troppo, e anche se li vediamo più stanchi e silenziosi, dobbiamo essere alla loro altezza e fare più ombra se vogliono riposarsi, stanchi del sole.
I nostri genitori ci sono e ci saranno sempre. Anche per chi non c'è più riserviamo sempre un posto in prima fila o il tavolo migliore.
Ormai adulti, ci scambiamo i ruoli e diventiamo noi i loro genitori... curiamo ferite di un tempo nostalgico e gli acciacchi di corpi che si sono sacrificati per noi semplicemente vivendo.
I nostri genitori sono sempre lì che aspettano sempre una nostra chiamata, ora che possiamo farlo con i nostri telefoni senza fili.
Non ci pesa mai fare la spesa anche per loro... così, restituiamo in parte, tutta una vita che hanno speso solo per noi.
Buona giornata
 

domenica 19 aprile 2020

SECONDA SCELTA

SECONDA SCELTA

Toc toc.
Mi chiedo chi possa essere a quest'ora del mattino... Non aspettavo nessuno...
Mi affretto a chiudere nel cassetto i miei sogni superaffollati di gente e musica; in realtà sono loro che scappano tutti nei pensieri di qualcun altro e la musica si spegne nei rumori domestici di una casa troppo vissuta. Quei rumori a cui non faccio neanche più caso.
Mi alzo contro la voglia di girarmi dall'altra parte e far finta di non rivivere una replica del mio ieri.
Apro la porta e una donna bellissima si presenta davanti ai miei occhi. E' la domenica, piena di ingenui propositi e indecenti proposte.
Per decenza, la faccio entrare e lei mette subito una croce su un giorno rosso di calendario, geloso dei suoi fogli.
Non sono un buon padrone di casa. Non la metto a suo agio.
Il mio disagio, figlio di giorni agiati e lontani, ha contagiato anche lei.
Le confesso subito che non l'ho mai amata e e l'ho sempre tradita con un sabato qualunque.
La domenica, comunque bella ed intelligente, mi ha subito perdonato. In fondo l'ha sempre saputo. E comunque siamo in tanti ad averla usata.
Il sabato, spavaldo, viene sempre per primo e consuma quasi del tutto le nostre energie elettriche che sembravano già scariche di un lavoro ingrato.
Già l'immortale Leopardi esaltava la bellezza di un sabato gioioso di paese, nell'attesa festosa di preparativi, poi disillusa e delusa da una domenica deludente.
E che dire dei nostri sabato pomeriggio, quando l'amore spingeva di corsa le lancette in avanti, nelle braccia di un ora illegale.
E non ci importava nulla se ogni sabato sera si alzava la febbre, di vita. Era la solita reazione di difesa del nostro corpo al divertimento. Quello più sfrenato.
E poi mica l'ho scritto io che la domenica può essere bestiale o addirittura lunatica.
E non l'ho deciso io che la domenica mette la parola fine, ad un fine settimana tanto desiderato, lasciandoci da soli ad aspettare un giorno già odiato prima di conoscerlo.
La domenica esausta ma non ancora finita, vuole andarsene via. Le dico che è ancora presto. Malinconica, ma orgogliosa, mi sorride e mi dice che non può rimanere. Prima di andare via mi confessa però una cosa... neanche lei mi ha mai sopportato..
anche se soffriva, si è sempre accorta che, ancora nel pieno del suo pomeriggio, io già pensavo che fosse l'inizio del lunedi.

Buona domenica