giovedì 17 settembre 2026
L'ULTIMA LUNA (ultimo quarto)
Le ruote che muovono gli ingranaggi del mio cervello non si fermano mai. Girano continuamente nel moto veloce di una rotazione sonora che fa circolare e ballare le mie fasi creative.
Ho imparato dalla luna come l'evoluzione della sua rivoluzione intorno ad una terra lontana può manifestarsi in un movimento pacifico. Nelle ore serene in cui ci fa dormire sonni tranquilli perchè non russa.
Ho ritrovato sotto gli occhi quell'ora che non riuscivo più a vedere strappando quel velo grezzo di tristezza per ricucirlo in un velo di raffinata dolcezza.
Mi sento sottosopra ma riesco a trovare il tempo e creare lo spazio necessario per riallineare l'universo dentro di me.
Adesso posso risvegliare la mia voglia di parole nuove. Mia cara Luna. Sei orologio di un corpo che di notte non è più nostro perchè l'anima è di tua proprietà.
Impaurita dal dito puntato da chi ti accusa di essere ingiustamente storta. Causa ed effetto del suo cattivo umore. Vigliaccamente nascosto dietro mille scuse.
Ignorando che basta chiederle per trasformarlo in un buon amore.
Luna regina potente che fa diventare matto quel Re sole prepotente, adorato dalla nostra voglia di libertà che aspetta sulla soglia il permesso per una libera uscita.
Luna signora delle pulizie che nasconde la polvere di stelle sotto un tappeto enorme come questo cielo senza nuvole.
Luna faro e custode dei nostri promettenti farò, base per l'altezza dei nostri sarò.
Luna vigile che regola le maree delle nostre emozioni eccessive. Crescenti nei baci e negli occhi di un amore trovato, calanti nelle lacrime e nel sangue di un amore perduto.
Luna rifugio segreto e difesa migliore per i nostri attacchi di panico.
Luna roulette che ruota tra il bianco e il nero delle nostre puntate sul banco degli imputati. Rischiando una condanna e la pena che vale sempre tutta la nostra vita. Che non potrà mai essere un niente da perdere.
Luna che influenza la salute e la temperatura del nostro essere umani e a volte alieni. Spesso extra e fini terrestri.
Luna sfinge sacra e profana che finge un sorriso giocondo.
Luna custode e protettrice dei suoi e dei nostri crateri. Entrambi generati da impatti emotivi lasciati da meteore indesiderate.
Luna delizia nella voce di pensieri pregnanti e croce nei sussuri di parole preganti.
Luna accesa di luce di comete cadenti. Calda nel suono di balli cantanti, fredda nel frastuono di dolorosi tormenti.
Luna esotica ed erotica che offre il suo corpo celeste ad un orizzonte pittore che vuole godere con tutti i colori del suo arcobaleno.
Luna Park che cattura gli sguardi dei bambini che riflettono nell'intimo desiderio di giocare finalmente fuori Casa per vincere una nuova vita.
Luna piena di sè che spedisce alle nostre speranze lettere disordinate richiamate all'ordine dai nostri oroscopi letti di nascosto.
Luna tana di noi lupi affamati di tenerezza che proteggiamo nella bocca quel tempo che, per un pelo, non perde mai il vizio di ricordarci che possiamo essere anche docili agnelli.
Luna nuova che fa dell'uva matura un calice di un buon vino e di un'aspettativa nascitura il camice di un bellissimo neonato.
Luna fertile di una terra gravida di piante e radici, lieve di ali e pianti felici.
Luna calendario sfogliato durante le fasi della nostra vita che chiamiamo stagioni. Che, come le foglie, cadono e ritornano.
Luna mezza e sospesa a metà tra il cospetto di un sole arrogante ed il rispetto di una Terra attraente.
Luna di fiele al gusto di un'amara consapevolezza che porta la parola fine ad un pasto non più condiviso, senza ulteriori portate.
Luna di miele che sposa la bellezza di un viaggio tra due vite che nascono insieme e si scelgono in ogni nuovo giorno.
Quello che adesso vedo spuntare, con le lancette puntate al tempo del mio ritorno sulla terra.
Ma prima di partire le dico ancora che è stata la mia modella elegante che ha raccolto con stile il mio bisogno di ascolto e il sogno di essere accolto.
Piange gocce di memoria e mi abbraccia alla velocità di una luce che riduce già la nostra imminente distanza.
Parto e porto il peso leggero del suo volto raccolto in un silenzio assordante. Mi sento già a terra ma non volto le spalle a chi mi ha regalato ore infinite di calore e colore.
Lei che mi ha dolcemente disarmato per combattere ad armi pari contro il freddo del mio tempo notturno.
Lei coperta mai corta che adesso si nasconde dietro quel saluto romantico protetto da un'eclissi apparente.
sabato 12 settembre 2026
DILLO ALLA LUNA (luna piena)
Cammino prendendo al volo ogni mio passo dentro un cielo che posso toccare infinite volte con tutte le mie dita.
Con il fiato corto e sospeso tra la gravità per questa mancanza di ossigeno e la forza del mio corpo che ha lo stesso peso della mia anima.
Che non ci sia atmosfera sulla Luna è universalmente provato ma in pratica smentisco questa teoria.
L'aria non mi manca perchè la leggerezza del mio respiro ne crea una nuova e fresca.
Dolcemente compresa dalle mie impressioni senza fiato e mai del tutto compressa dalle pressioni soffiate dall'ignorante fato.
Che adesso vorrei trasformasse la mia fatalità in un'affettuosa fata.
Riprendo la linea curva di un orizzonte che accoglie tutti i miei vocaboli. Quelli che, in parole mai povere, arricchiscono ogni mio alternativo giorno e buongiorno.
Paziente e dottore delle mie clessidre senza rabbia, raccolgo la sabbia del mio tempo prezioso e ne faccio la duna per una nuova faccia della Luna.
Ecco com'è cominciato il canto del mio incanto.
Mia cara Luna. Sei la figlia senza sonno che aspetta ogni ritorno coniugato al futuro, protetto da una casa famiglia.
Sei l'amica di animali notturni travestiti da esseri umani. Che con l’oscurità, si spogliano del dovere diurno e si rivestono con il piacere notturno.
Lupi più o meno solitari che, con le luci dell'alba, smettono di ululare perchè cambiano la pelliccia dei peccati mai confessati con la pelle liscia di un'innocenza ritrovata.
Luna, ubriaca e sobria di spirito, che brinda con noi ai successi insperati e diventa astemia agli eccessi disperati.
Falce di Luna che taglia quel filo che ricuce angosce e speranze date alla luce in giorni attesi o temuti. Che come questi versi possono essere diversi o perversi.
Luna distratta che aiuti a disperdere le ceneri dei nostri ricordi smarriti in un sonno sbagliato.
Luna discreta e teatrale che apre le porte alla notte e cala il sipario davanti a un giorno passato che chiede il bis ad un futuro prossimo.
Luna cassetto di sogni che lasci sempre aperto per fare entrare lo spazio del nostro caos interiore al quale non facciamo più caso. Strano.
Luna sorella delle nostre confidenze e delle nostre paure, urlate al cielo o sussurrate in timide preghiere.
Luna spaziale nel suo sistema paradossalmente solare che esprimi il desiderio perpetuo di trasformarti in qualcosa che non sarai mai.
Custode e protettrice di quella intima tristezza che è proprio di un altro pianeta.
Luna satellite che ruota il segnale orario del nostro riposo, sospeso nel vuoto illegale di ogni incubo fatale.
Luna rotonda ed enorme nella quale possiamo dare la precedenza a tutti i sensi di colpa che assolvono ogni nostra imprecisa direzione ed istintiva sensazione.
Luna contesa in una guerra fredda e lontana che non avrà mai nessun vincitore.
Luna accogliente di missioni possibili, avvolgente di una bandiera a stelle e strisce.
Luna dolce che si specchia a faccia in giù nelle maree alte e basse create dal suo lunatico amore per il mare.
Luna innamorata, che guarda dall'alto i nostri falò estivi, spiaggiati, sereni. Che le fanno compagnia con la musica e i baci di sabbia, resistenti alle nostre autunnali nostalgie.
Luna gialla di luce abbagliante che illumina tutti gli innamorati, sdraiati sul loro lato migliore per ascoltare l'eco dei loro battiti. Su quel fianco che non ha spine ma solo rose.
Luna gioconda, palla e tonda che fa volare i nostri sentimenti alzando l'asticella dei nostri salti verso l’alto.
Luna rossa, che colora quel tramonto tremante che lascerà in eredità ad un'alba chiara, preziosa, inestimabile.
Luna bianca di una tintarella color latte, pallida nel suo candore e gelida nel suo calore.
Luna nera, gettata nel pozzo dei desideri irrealizzati, nel rifiuto e paura dei sogni di affidarsi al nostro istinto e di fidarsi dei nostri istanti.
Insonne come lei, sono comunque rispettoso e riconoscente del suono silente della sua alta fedeltà.
Blocco, per il momento, lo scrittore che muove i miei alfabetici pensieri fissandoli dentro un nuovo romantico appuntamento.
Lei mi chiede quando potremo rivederci. Il mio arrivederci illumina un sorriso rassicurante che ha già la sua forma.
Che mi sveglierà molto presto. Di notte chiaramente.
AlLuna in punto.
venerdì 4 settembre 2026
E LA LUNA BUSSO' (primo quarto)
Vi ho promesso la Luna, è vero.
Ma non sarà impegnativo mantenere le mie parole tra le dita, perchè ho dato in pegno l'anima, per la garanzia di riscuotere quel credito verso una vita che ha preferito prendermi a pugni piuttosto che in braccio.
L'accoglierò ancora e sempre a cuore aperto, tendendo la mano al vostro pronto soccorso tenendo, chiusa nell'altra, una penna che mi tiene ancora in piedi sul filo di un discorso che non abbiamo mai interrotto.
Quello che abbraccerà la circonferenza dei nostri pensieri, legati e spediti nel raggio lunare lungo quei chilometri che non vogliamo mai conoscere per non allungare una distanza a volte ancora dolorosa.
Quindi, per tutti voi che avete deciso di imbarcarvi sopra questa mia stessa barca immaginaria, sento il dovere di firmare la mia confessione in questa constatazione amichevole.
Scambiando le mie parole con il vostro diritto di conoscere come sia inevitabile l'impatto emotivo tra l'impeto del mio scrivere con i vostri occhi scorrevoli.
Passeggeri e lettori ottici di mappe sconosciute.
Tutti uniti sopra un mezzo di trasporto che non ha capolinea nè coda e diventa un pezzo unico di vita quando segue il senso dei miei pensieri alternativi.
Necessari e preziosi per questa missione lunare. Ecco perchè non dovrò preoccuparmi di sbarcare il lunario. Basterà lasciare le mie impronte digitali sui vostri cuori analogici.
Sempre accesi e connessi nel ritmo danzante di onde radio che comunicano con il nostro cervello con impianti e sorrisi e satellitari.
Siamo quasi arrivati. Le curve attraenti della luna fanno sbandare l'allunaggio di un atterraggio imminente.
Atterriamo e subito sotterriamo la paura che ci accoglie come fossimo una carezza inaspettata.
Aspettiamo l'arrivo di una cura necessaria che bussi alle porte del nostro buio interiore per farla prima entrare in quel paradiso terrestre per poi illuminarlo d'immenso.
Eccola la Luna. Nascosta dal suo timido splendore, esposta davanti a uno specchio solare mentre riflette su un'abbronzatura impossibile.
Seducente ed enigmatica, è la sola risposta che definisce la linea perfetta del suo contorno occhi, color infinito. Un vento leggero muove la tempesta emozionale che spoglia l'albero della nostra vita. Dalle radici di vecchi ricordi fino ai rami di nuovi accordi.
La Luna ci dimostra che essere un mostro di bellezza non può spaventare la nostra visita dentro la sua mostra artistica.
E adesso noi, con il volto coperto da una sensuale curiosità, siamo liberi di mettere a nudo questa bellissima scoperta.
Lei, che indossa solo quella maschera che conosciamo molto bene perchè non ha mascara.
Creando la prospettiva di un'illusione che non ha trucco e non inganna.
E quando inizierò a scrivere la magia della sua solitudine per descrivere la realtà della mia inquietudine, getterò oltre le stelle, i miei rifiuti ad un destino che ha provato ad inquinare la mia faccia pulita.
Fallendo tutte le volte.
Ora il mio andamento si muove lento sui miei primi passi che camminano su sassi fatti di una materia che ancora non conosco.
Li raccolgo, per studiarne la forma e impararne la sostanza.
E nei buchi neri delle mie scarpe dolorosamente usate, ho ritrovato lettere e vocali, consonanti ad un silenzio che non posso più ascoltare.
E se voglio continuare questo viaggio e renderlo più saggio, proverò ad alzare la voce alla stessa altezza della mia testa.
Mettendo quelle pietre di luna sopra il mio cuore.
Che di pietra non è mai stato.
giovedì 27 agosto 2026
VENGO DALLA LUNA (Luna Nuova)
Nell'atmosfera silenziosa che ascolta e anticipa il tempo delle nostre confessioni, aspettiamo quella carezza di una sera che desideriamo trasformi in certezza una notte buona.
Quella che coprirà i nostri occhi e scoprirà cosa nascondono gelosamente e ciecamente, nel timore di essere visti davvero da guardoni nascosti dalla loro superficialità.
La fuori, oltre un orizzonte che non è poi così lontano, osserviamo le stelle che danno quell'effetto luminoso al tappeto scuro di un cielo che protegge ogni romantica caduta nelle braccia di un nuovo amore.
E a noi, impotenti di fronte a questa bellezza universale, non ci resta, da quaggiù, che abbandonarci ad occhi chiusi ad un sonno amico e fedele.
Che ci porterà nelle profondità dell'anima per diventare testimoni oculari del nostro sognare. Che è come respirare.
Lo facciamo tutti, tutte le notti.
Dentro corpi che disegnano figure buffe, lunghe e distese sopra letti morbidi, sotto tetti protettivi, avvolti da lenzuole stropicciate, accolti da piumoni pieni di piume invisibili.
Lasciamo teste appoggiate sopra guanciali soffici di sensualità e sorrisi complici tra le lenzuola, figli delle stelle e della velocità di un treno del desiderio che corre lungo binari di rotte planetarie.
Oppure alloggiate sui capezzali ingombranti di pensieri urlanti e parole censurate che accompagneranno l'arrivo insonne e indesiderato di un mattino imminente.
Noi, guardie assonnate e distratte dentro il museo della nostra vita, lasciamo spesso correre quei sogni, che prima ci vorrebbero ladri della loro rarità e poi padri della nostra vanità.
Ma si può continuare a sognare anche alla luce del sole e ad occhi aperti già dal nostro risveglio. Che offre labbra al bacio di benvenuto di una nuova realtà terrena, combaciante con una nuova possibilità.
Quando sentiamo quel bisogno di vivere che disegna il nostro profilo sullo specchio, custode di un riflesso di un giorno più vecchio.
Quando, prima di uscire allo scoperto, trucchiamo il nostro volto con i sogni lasciati sul cuscino, presentandoci al mondo con le facce della nostra personalità.
Una visibile ed una nascosta. E doppia non significa falsità.
Perchè, proprio come la Luna, mostriamo il lato migliore solo a chi sa apprezzare, accogliere e proteggere anche quello più oscuro.
E noi, stralunati e lunatici, viviamo sempre più confusi in questo mondo senza stile, che taglia e cuce la luce delle nostre idee brillanti.
E tornare bambini può essere un rimedio utile per questo futuro addormentato. Provando a cambiare il giorno con la notte.
Il sole con la luna. La stella splendente e incandescente con il satellite crescente e calante.
La luna.
Che ruota intorno alle nostre orbite e non ci lascia mai a terra perchè fa si che la scorta delle nostre fasi sia piena di aspettative gustose per una vita felice e appagante.
Incurante della gravità di qualsiasi fallimento perchè la forza fisica e mentale della natura umana alterna quella corrente che ci fa risalire contro tutti e al contrario di tutto.
E noi astronauti terrestri viviamo la giornata con i piedi per terra e la testa tra le nuvole, correndo nell'unico senso che può dare il senso compiuto ai nostri sospiri serali e notturni.
Filanti di stelle.
Accompagnatemi allora in questo viaggio, con forza e coraggio. Ne avremo bisogno per realizzare questo sogno condiviso.
Vi prometto che sarà spaziale, temporale, universale, musicale.
Verso quel suolo lunare, leggero nel suono e passeggero nel tempo dei suoi quattro quarti.
venerdì 14 agosto 2026
PAPA' FRANCESCO
Nel nome di un padre, un figlio può scrivere un canto con l'aiuto del suo spirito poetico. Che l'aiuterà a descrivere la sua storia, tra le dita e le mani che lo hanno aiutato a crescere. È così che ho imparato a leggere tra le righe delle tue rughe, gli anni di una vita precoce, tolti alla tua veloce adolescenza.
Sei cresciuto troppo in fretta senza perdere mai la bussola che ti indicava solo uno Nord sconosciuto. Nel tuo essere un fattore X, hai piantato, nella terra del tuo italiano imperfetto, le radici di un dialetto perfetto. A volte, ti ho visto asciugare di nascosto, il pianto amaro e lucano di un lessico che ti fa ritornare in mente quella Basilicata. Casa e chiesa lontana, colpevole ed innocente, per non averti trattenuto, davanti all'offerta di un lavoro necessario, che una Torino, ancora fredda nel suo essere capitale poco umana, ti offriva e ti faceva soffrire. Operoso e operaio, hai fabbricato ore stanche e sudate, piene di sacrifici a quel dio denaro che non hai mai né pregato, né pagato. Compagno di tante proteste di piazza, hai alzato pugni chiusi come i tuoi silenzi domestici. Sarebbe stato più bello aprirli in carezze desiderate ed imprevedibili.
Avvolto in una bandiera rossa che non hai mai cambiato, hai tenuto sempre il volto acceso con il colore del tuo sangue ribelle.
Hai mandato in fumo migliaia di sigarette nella cenere e nel fuoco del tuo carattere autorevole e fumino.
Con quell'aspetto familiare, non hai mai fatto aspettare i bisogni urgenti della nostra famiglia.
Nulla ti ha mai fatto senso, perchè la tua amata natura te ne ha concessi più dei soliti 5. Quello del dovere, della giustizia, dell'onestà e della libertà.
Sei un leone che non ha mai avuto una gabbia, morso dalla rabbia quotidiana nel combattere nella giungla di una burocrazia che vorrebbe sbranarti.
A volte solitario, trovi compagnia nel mazzo di carte che maneggi meglio di un grande mago, mai pago delle tue vittorie scontate e bellissime.
Proprio perchè senza trucco.
Hai uno spirito divino, di birra e di alcol. Allo stato puro, come le tue risate contagiose.
Un pò Don Camillo e un pò Peppone, sei un credente politico convinto che la mano sinistra debba sempre guidare anche a destra.
Fidel ad un nostalgico comunismo, mangi i bambini solo con i tuoi occhi profondi ed azzurri. Come quel mare che ti fa innamorare in ogni estate, stagione della tua rinascita. Nella tua rivoluzione che russa in ogni ora notturna, i tuoi compagni russi invadono il silenzio del mio riposo.
Con quell'aria da duro, viaggi sicuro nella fortezza di un muro. Quello che ho fatto cadere con i colpi del mio cuore. Tutto Tedesco.
Sei mio padre ma anche il figlio di genitori che nuotano dolcemente tra le lacrime del tuo mare di malinconia.
Sei le braccia costruttive di una mente istruttiva che avrebbe meritato l'apertura di una scuola migliore, perfetta per la tua intelligenza.
Quelle braccia che hanno aggiustato ogni cosa.
Soprattutto la mia vita. Quella che mi hai regalato con lo spirito ed il vanto di un padre verso il suo unico figlio.
Buon compleanno pa'
mercoledì 12 agosto 2026
MAMMA MIA!
Madre dolcissima..
Solo per te il mio buongiorno alternativo vola Sei quel fiore di campo colto e raccolto in un campo di fiori che respirano il profumo del tuo odore buono e delicato.
Nel film della mia vita, sei l'attrice protagonista della mia comparsa al mondo che mi hai fatto prima conoscere e poi esplorare.
Con la tua premura, sei stata la cura migliore, offrendomi, amorevolmente, il migliore servizio sanitario personale.
Hai acceso, con la luce dei tuoi infiniti sorrisi, il buio dei miei balckout. Sei sempre stata un mostro di bravura, di quelli, però, che non fanno paura perchè hai avuto braccia lunghe e larghe per darmi calore e colore, sguardi profondi per farmi vedere meglio, voce grossa per ascoltare consigli e suggerimenti.
Hai avuto 1000 occhi che mi guardavano mentre dormivo, mi osservavano mentre giocavo, mi ammiravano mentre crescevo.
Hai allenato gambe da atleta per correre nel verso giusto di ogni mia necessità. Dalla prima all'ultima.
Hai mosso dita veloci che hanno cucito strappi alle mie regole e orli di vestiti, scelti nella misura di uno stile che mi hai insegnato.
Hai alzato mani prelibate, prima sporcate nel dolce e salato di una cucina troppo piccola per i tuoi gusti e poi pulite dalla tua onestà intellettuale e concettuale.
Hai pronunciato sentenze con parole severe e solenni, figlie di un'educazione collegiale e d'altri tempi.
Che è stata la pena della tua perpetua condanna ad una libertà incondizionata. Dai consigli da presidente nel governare mura domestiche, ministra del culto casa e chiesa, con le tue minestre mai riscaldate.
Non senti il fastidio dei sordi rumori depositati sul fondo di un bicchiere che vedi sempre mezzo pieno. Porti il peso dei tuoi anni con la leggerezza dei tuoi sorrisi e la forza delle tue spalle e ginocchia sempre ammaccate, con l'aiuto delle tue braccia sempre occupate a portare borse di una spesa, fatta al mercato del tuo tempo, per me eterno, infinito, immortale. Vivi ogni finale come fosse una morale diversa, nel tuo mondo fatto di carta, da ricercare nel prossimo libro che già ti aspetta nell'indice del tuo gradimento. Sei un concetto chiarissimo, espresso al femminile.
Sei nonna instancabile ed anche ninna e nanna di desideri prima cullati, poi esauditi e mai esauriti.
Mamma. sei tutto questo e molto di più. Nella lode dei trenta giorni al mese che meriti negli esercizi che svolgi senza fatiche, perché ottieni sempre il giusto risultato.
Nel dubbio amletico di un mamma o non m'ama mi hai aiutato a risolvere ogni mio problema.
Perchè sei l'unica soluzione possibile e, come lei, ce n'è sempre e soltanto una sola!
Ti voglio immensamente bene. Buon felice compleanno.
domenica 2 agosto 2026
PROVA DI MATURITÀ
Tutti noi partecipiamo alla festa del mondo perché qualcuno di speciale ci ha invitato.
Siamo stati concepiti prima come idee a forma di nuvole e poi diventiamo semi di una pianta che donerà i suoi frutti più belli e succosi ai suoi contadini innamorati.
Siamo stati prima, il frutto mai proibito o del peccato, raccolto da mani sapienti e poi, il succo, frutto dell'amore tra un uomo ed una donna.
E così diventiamo prima padri e poi padroni di un destino infantile, destinato a prendere il volo... prima alimentato dal nostro soffio e poi sorretto soltanto dal vento di libertà.
E così diventano prima madri e poi madrine quotidiane di sacramenti devoti, richiamate all'ordine da quella parola che sostituirà per sempre il loro nome... Mamma!
Saremo morbosamente gelosi dei nostri figli e del loro amore per la vita.
Facciamo finta di non sapere che, presto o tardi, si allontaneranno da un tetto sicuro per rifugiarsi in una capanna, fatta di nuove braccia accoglienti.
Dormiranno dolcemente sereni, cullati da fresche labbra che daranno forma a nuove parole.
Saranno ancora legati a noi, da quel filo invisibile, intrecciato nelle telefonate di ogni giorno...
Sempre troppo lunghe di parole scontate per loro e troppo corte di domande curiose per noi.
Essere genitori è tutto questo e molto di più. Ieri, oggi e domani. Ora e per sempre.
Siamo anche liberi di scegliere di concedere la giusta libertà ad un prezzo simbolico, oppure di privarla di quei giusti spazi di libera crescita... spiaggia privata dal costo altissimo.
E così finalmente, Lorenzo nostro, sei arrivato in un caldo pomeriggio di agosto. Sei uscito senza chiederci il permesso, salutando nel pianto di un parto e nel sorriso sdentato di un dolce ritorno.
Sei cresciuto insieme alle nostre ansie e paure che rendevano insonni le nostre notti di sguardi ed ore lente.
Ci hai insegnato ad amare un amore diverso, imparando, di nuovo studenti, lezioni di vita quotidiana.
Hai ripetuto le nostre parole per farne discorsi allegri e richieste importanti.
Hai capito senza troppe spiegazioni che per volersi bene bastava e avanzava un sorriso.
Hai subito inteso che la parola famiglia abitava da sempre con noi perché era di casa.
Eri la prova del nove del detto perfetto... Non c'è un due se non c'è anche un tre.
Hai costruito amicizie di sorelle e fratelli, unici nelle ore uniche fatte di spensieratezza, divertimento e serenità.
Ti abbiamo consegnato la nostra unica copia delle chiavi e tu da quel mazzo, sceglierai dal cassetto i sogni più belli da realizzare.
Hai imparato, a futura memoria e forse, troppo in fretta, la durezza della vita. Sarà almeno servito per insegnare a quelli che cammineranno con te, il sollievo leggero di condividere un nuovo cammino, anche se ignoto e lontano.
Hai riempito mai del tutto, il nostro tempo, ritmando il tempo di ore veloci, arrivando sempre in tempo per nuovi sorrisi, ma soprattutto, giusto in tempo per i grandi progetti.
Hai fatto di noi il passato, rendi vivo il nostro presente, sarai l'orgoglio del nostro futuro.
Quel terzo tempo che scorre inesorabile. Sempre di corsa.
E di corsa sei arrivato al 24esimo chilometro... Da ora e per sempre, maggiorenne di giorni sognati, da ieri e mai più, minorenne di anni vissuti.
Il tempo preso per mano è dalla tua parte. Come te, sarà a sua volta figlio, ma solo delle tue decisioni. Libere di essere scelte.
Ricorda, figlio mio, che sarai sempre quel figlio delle nostre aspettative e che non sarai mai solo... Io, sempre al tuo fianco, dal pronto intervento, Lei ancora al tuo fianco nella carezza del vento...
LOLLO..VE
Figlio mio, unico nel suo genere.
Speciale nel tuo essere e generoso nel tuo avere.
Ancora smarrito, ti sei ritrovato con le spalle al muro, nel pianto rabbioso di domande senza risposte che sfidavano la sorte. Ma ancora più forte, non ti sei mai rinchiuso dentro mura domestiche e non hai mai badato a spendere il tuo tempo nel modo migliore.
Ti sei assunto responsabilità precoci e sei diventato il badante personale della tua anima pesante di silenzi e leggera di musica.
Custode geloso dei tuoi intimi pensieri hai riaperto le porte a quel mondo che ti ha sempre aspettato per continuare a giocare.
E tu, da sempre leale e sportivo, hai preso quella palla al balzo per schiacciare oltre il muro per abbattere la tua sofferenza.
Nel tuo essere un fattore positivo, hai raccolto a testa alta i mattoni dei tuoi anni maturi e resistenti ed hai costruito, inotrno a te, la grande muraglia dell'amicizia.
Magnifico nel nome e Tedesco nel cognome, hai messo alla berlina tutti i muri di gomma che ti aiuteranno a cancellare gli sbagli innocenti e gli sguardi colpevoli di una compassione e di un pietismo indesiderate.
Leone mai solitario, correrai da primatista assoluto, verso traguardi importanti, trasformando i tuoi sogni nei segni delle tue fatiche e del sudore che raggiungeranno i tuoi traguardi.
Orgoglioso dei tuoi passi da gigante, terrai sempre allacciate quelle scarpe che non impresterai mai a nessuno.
Oggi, con il vento a favore, soffia insieme al sospiro profondo di un ricordo, su quella candela in più che illumina un futuro che è già il tuo presente.
Amerai e brucerai nella fiamma di questo nuovo amore, che alimenterai con la fame di respiri che soffieranno sulla fedeltà e coerenza dei vostri giorni migliori.
Figlio mio, guarda sempre lontano, oltre l'azzurro dei tuoi occhi che, in fondo, sono anche i miei, incrociati nel nostro amore a prima vista.
Quell'azzurro che, 24 anni fa, ha dipinto un cielo grigio di una stanza di ospedale e ci ha unito per sempre in quel sabato pomeriggio che ci aspettava da una vita.
SUPERMAN
Lorenzo mio, patrimonio dell'umanità.
Quella che si è unita in matrimonio al tuo essere da quando sei venuto al mondo.
Quel mondo che ha scambiato i sogni viventi di pace, con i segni roventi di una guerra tempestosa, rumorosa, dolorosa.
Ma io e te, conviventi convinti, viviamo il nostro mondo tra le rose dei tuoi capelli ribelli che profumano i venti (+4) dei tuoi anni più belli.
Già..i tuoi anni.... repressi e mai depressi, leggeri del peso della tua immensa anima, passeggeri distratti se li chiami per nome.
Protestanti e cardinali che mi hanno eletto papà con grande (e)merito e spirito di sacrificio.
Angeli e demoni che hanno sfumato il bianco candore della tua ingenuità infantile.
Bruciata da una gioventù accellerata verso una maturità raccolta, frutto di una forte pianta stabile.
Contro ogni tuo volere, contro un destino già segnato da qualcuno che si trovava in fuori gioco. Aldilà della linea della vita.
Con la saggezza che hai dimostrato nei tuoi silenzi e nei tuoi sorrisi, nei pensieri persi chissà dove e nelle parole che non ci siamo mai dette.
Figlie e madri di me e di te, padri entrambi di compassioni respinte e appasionati ricordi... Mai sopiti, mai accantonati, mai dimenticati.
Tu, straordinario negli eventi che inventi e ordinario nel tuo disordine organizzato.
Tu, che sei il mio Special One, il Leone ruggente, nato con il solleone d'agosto che hai sciolto il mio cuore gelato e lo hai cambiato con il dolce di un cuore caldo.
Tu, che ti sei trasformato da ragazzo scolastico a uomo fantastico e reggerai sulle tue spalle robuste i pentagrammi leggeri e musicali delle tue risate contagiose.
Tu, che porti un nome ed un cognome che faranno di te una storia importante.
Quella che insegnerai con la potenza dei tuoi discorsi e la determinazione dei tuoi occhi. Sfidati e sfidanti di quelli che guadagneranno con la ricchezza della tua fiducia.
Viaggia sempre... con le tue scarpe e la tua mente. Senza mentire mai a te stesso e a chi crede nelle tue fatiche.
Ci sarà spazio per i tuoi grandi progetti. Perchè la vita, per tutti noi, è universo e università, con i suoi esami. Che non finiscono mai, ma sfiniscono le tue energie.
Ma non averne paura. Sarai sempre promosso perchè lo hai promesso alla tua infinita intelligenza. Che si sposa, bellissima, con la tua personalità autorevole.
Anche nella buona fede di uno sbaglio non voluto.
Non esaurire mai la fame che alimenta la tua spiccata curiosità... ti servirà per esaudire ogni tuo desiderio che metterà ordine alle tue aspettative.
Quelle che non possono più aspettare e che ti spettano di diritto, senza più rovesci.
E ricorda che non sarai mai più solo... se guardi indietro, butterò i sassi che i tuoi passi incontreranno nel tuo cammino.
Se guardi in alto, La vedrai soffiare sul fuoco amico del tuo camino. Quello che ti scalderà per sempre. Come i suoi abbracci pieni di lacci.
Oggi, nel traffico dei tuoi anni commoventi, festeggia con gioia e vola alto con la forza dei tuoi anni. E così diventi il super di questo giorno che, per molti, è solo normale.
Ed io, che dei miei buongiorni sono lessicodipendente, vado alla ricerca della mia dose quotidiana di lettere.
Io, che ho fatto crack quando la mia eroina preferita era finita e mi sentivo spacciato. Ma ho vissuto grazie alla vena poetica che mi porta dritto al tuo cuore.
Ti sarò per sempre grato per avermi salvato.
Tu, figlio mio. Unico mio eroe stupefacente.
Buon compleanno.
IL MAGNIFICO (24 modi per dirti ti amo)
Lorenzo.
Figlio mio, figlio nostro.
sei il figlio di aspettative che non potevano più aspettare.
Sei arrivato in mezzo a Noi, accolto in un mondo a metà tra l'azzurro del mare ed il rosa di un cielo avvolto nel suo dolce tramonto.
Hai realizzato il sogno in una notte di mezza estate che per Noi era già concepito, come te, a Novembre.
Hai messo la croce su un calendario di Agosto nel giorno importante che ha cambiato la nostra vita di tutti i giorni.
Perché la nostra opinione matematica sosteneva che non poteva esistere un due senza un tre.
Ti ho prestato l'azzurro dei miei occhi ed il biondo dei miei capelli e hai dipinto l'immensità di un cielo che ha abbracciato il tempo dei nostri anni più belli.
Lei ti ha prestato la bocca ed quel sorriso luminoso, in quel bacio perpetuo che ti sfiora le labbra mentre le accarezzi il viso con le tue mani intrecciate.
Caro il mio Lollo.
Ti guardo tutti i giorni eppure ti vedo sempre in modi diversi.
Hai quel profilo unico che unisce i due volti che ti hanno messo al mondo.
Hai la grande bellezza di un quadro che ha messo a soqquadro le pareti dei nostri cuori. Hai la forma perfetta del tuo tempo e la sostanza del tuo spazio, che formano l'universo che racchiudi dentro di te.
Hai la forza e l'equilibrio per camminare dentro i tuoi passi da gigante.
Hai pensieri generosi, collegati e legati a gesti spontanei.
Hai la luce dell'anima sempre accesa. Illuminata dal fuoco dei tuoi 24 anni.
Hai gli occhi che ti ho regalato e la bocca che Lei ti ha dipinto dolcemente in un'attesa durata 9 mesi.
Unico figlio, con mille fratelli.
Con la faccia adulta rivolta al futuro ed il corpo, ancora bambino, avvolto nel passato.
Assolto da un peccato che non hai commesso e da una pena che ti ha tristemente commosso.
Fai in modo che quella pena possa sempre valere i sacrifici che farai, per proteggere e difendere i tuoi preziosi valori.
Hai la dolce costanza di vivere il presente per sopravvivere ad un triste passato.
Hai la buona sostanza di carne viva e ossa robuste.
Hai lacrime e sangue, invisibili ai miei occhi, sempre appoggiati sulle tue spalle forti.
Hai parole e sorrisi, intrisi dei visi che amano la tua allegria e sincerità.
Hai ricordi profondi, cullati dalle onde di un mare a volte calmo e a volte tempestoso.
Hai sogni volanti e pesanti, appesi alla speranza e soffiati dal vento del tuo cambiamento.
Hai giornate fatte di ore rallentate e serate sfatte di emozioni accelerate.
Hai l'impazienza nell'attesa dell'arrivo dei tuoi giorni futuri.
Hai la sicurezza che saranno vissuti con onestà e determinazione.
Hai recuperato l'amore che ti è stato tolto e lo hai distribuito alla tua famiglia, ai tuoi amici, a Monica. Hai la personalità e consapevolezza che non sei e non sarai mai un uomo qualunque.
Hai la testa ed il cuore per fare le scelte migliori che la vita ti offrirà.
Hai le qualità per migliorare tutte le tue quantità.
Hai i colori della primavera ed il calore dell'estate. Quella che ami e non tradirai mai.
Hai ancora il dolore di un inverno che vuole passare ed invece hai deciso di farlo restare per scaldarlo un pò con il calore dei tuoi respiri.
Fai in modo che non geli mai quei sentimenti che proverai a non far mentire. A nessuno, ma soprattutto a te stesso.
Ricorda, figlio mio, che sarai sempre tu a fare il cambio stagione della tua vita.
Sarà quello il momento giusto per indossare l'abito migliore e vestire l'eleganza del tuo essere speciale.
Che è e sarà per sempre, l'orgoglio inestimabile del nostro avere.
sabato 1 agosto 2026
SECONDA SCELTA
Toc toc.
Mi chiedo chi possa essere a quest'ora del mattino. Non aspettavo nessuno. Mi affretto a chiudere nel cassetto i miei sogni dipinti da un'anima visonaria e danzante. Nella realtà silenziosa e ancora troppo assonnata la musica si spegne nei rumori domestici di una casa troppo vissuta e poco vivente. Quei rumori a cui non faccio neanche più caso.
Mi alzo contro la voglia di girarmi dall'altra parte e faccio finta di rivivere una replica di un film già visto troppe volte.
Apro la porta e una donna bellissima si presenta davanti ai miei occhi. E' la domenica, piena di ingenui propositi e indecenti proposte.
Per decenza, la faccio entrare e lei mette subito una croce su un giorno rosso di calendario, geloso dei suoi fogli.
Non sono un buon padrone di casa. Non la metto a suo agio.
Il mio disagio, figlio di giorni agitati e lontani, ha contagiato anche lei.
Le confesso subito che non l'ho mai amata e e l'ho sempre tradita con un sabato qualunque.
La domenica, comunque bellissima ed intelligente, mi ha subito perdonato. Il suo tempo l'ha sempre saputo anche se il mio è sempre stato infedele con lei. E comunque siamo in tanti ad averla usata.
Il sabato, spavaldo, si presenta sempre per primo e consuma quasi del tutto le nostre energie elettriche con scosse che sembravano già scariche nel circuito di un lavoro noioso e ingrato.
E che dire dei nostri sabato pomeriggio, quando l'amore spingeva di corsa le lancette in avanti, nelle braccia di ore illegali.
E non ci importava nulla se ogni sabato sera si alzava la febbre, perchè era quella di una vita sognata tutta la settimana. Non servivano medicine perchè era la nostra reazione, giocando in difesa del nostro corpo con il divertimento più sfrenato.
E poi mica l'ho scritto io che la domenica può essere bestiale o addirittura lunatica.
Già l'immortale Leopardi esaltava la bellezza di un sabato gioioso di paese, nell'attesa festosa di preparativi, poi disillusa e delusa da una domenica deludente. E non l'ho deciso io se la domenica mette la parola fine, ad un fine settimana troppo veloce, lasciandoci da soli ad aspettare un giorno già odiato prima di conoscerlo.
La domenica esausta ma non ancora finita, vuole andarsene via. Le dico che è ancora presto. Malinconica, ma orgogliosa, mi sorride e mi dice che non può più rimanere senza il mio permesso. Prima di andare via mi confessa ancora un segreto troppo evidente. Neanche lei mi ha mai sopportato.
E non c'era bisogno che le chiedessi spiegazioni. Anche se soffriva, si è sempre accorta che, nel pieno del suo pomeriggio, io, mezzo vuoto, pensavo già che fosse l'inizio di un imminente lunedi.
Mi chiedo chi possa essere a quest'ora del mattino. Non aspettavo nessuno. Mi affretto a chiudere nel cassetto i miei sogni dipinti da un'anima visonaria e danzante. Nella realtà silenziosa e ancora troppo assonnata la musica si spegne nei rumori domestici di una casa troppo vissuta e poco vivente. Quei rumori a cui non faccio neanche più caso.
Mi alzo contro la voglia di girarmi dall'altra parte e faccio finta di rivivere una replica di un film già visto troppe volte.
Apro la porta e una donna bellissima si presenta davanti ai miei occhi. E' la domenica, piena di ingenui propositi e indecenti proposte.
Per decenza, la faccio entrare e lei mette subito una croce su un giorno rosso di calendario, geloso dei suoi fogli.
Non sono un buon padrone di casa. Non la metto a suo agio.
Il mio disagio, figlio di giorni agitati e lontani, ha contagiato anche lei.
Le confesso subito che non l'ho mai amata e e l'ho sempre tradita con un sabato qualunque.
La domenica, comunque bellissima ed intelligente, mi ha subito perdonato. Il suo tempo l'ha sempre saputo anche se il mio è sempre stato infedele con lei. E comunque siamo in tanti ad averla usata.
Il sabato, spavaldo, si presenta sempre per primo e consuma quasi del tutto le nostre energie elettriche con scosse che sembravano già scariche nel circuito di un lavoro noioso e ingrato.
E che dire dei nostri sabato pomeriggio, quando l'amore spingeva di corsa le lancette in avanti, nelle braccia di ore illegali.
E non ci importava nulla se ogni sabato sera si alzava la febbre, perchè era quella di una vita sognata tutta la settimana. Non servivano medicine perchè era la nostra reazione, giocando in difesa del nostro corpo con il divertimento più sfrenato.
E poi mica l'ho scritto io che la domenica può essere bestiale o addirittura lunatica.
Già l'immortale Leopardi esaltava la bellezza di un sabato gioioso di paese, nell'attesa festosa di preparativi, poi disillusa e delusa da una domenica deludente. E non l'ho deciso io se la domenica mette la parola fine, ad un fine settimana troppo veloce, lasciandoci da soli ad aspettare un giorno già odiato prima di conoscerlo.
La domenica esausta ma non ancora finita, vuole andarsene via. Le dico che è ancora presto. Malinconica, ma orgogliosa, mi sorride e mi dice che non può più rimanere senza il mio permesso. Prima di andare via mi confessa ancora un segreto troppo evidente. Neanche lei mi ha mai sopportato.
E non c'era bisogno che le chiedessi spiegazioni. Anche se soffriva, si è sempre accorta che, nel pieno del suo pomeriggio, io, mezzo vuoto, pensavo già che fosse l'inizio di un imminente lunedi.
martedì 23 giugno 2026
AUGUSTA TAURINORUM CAPUT ITALIAE
La città che amo è proprio magica.
La città che amo, disegnata con angoli retti da linee perfette ed incroci di parallele perpendicolari, è sempre al vertice dei miei pensieri.
La città che amo è Divina e commedia, mossa dal vanto del suo essere paradiso e inferno e dal vento di vortici che soffiano sul suo trucco fatto di magia bianca e magia nera.
Nella città che amo, moltissimi ammirano le stelle, a strisce bianche e nere, che corrono sul rettangolo di un prato verde.
Nella città che amo, si sente l'immortale sospiro dello spirito Olimpico che avvolge vecchi cuori granata, che hanno fatto Grande il suo nome.
La città che amo è stata una Casa Reale che ha regnato a lungo, fino a quando è stata svegliata dal pianto di una neonata Repubblica a cui hanno tolto democraticamente le fasce.
Per la città che amo è sempre stato facile primeggiare. Per classe, eleganza, stile, rigore e non sarà mai seconda a nessun'altra.
La città che amo è stata la prima Capitale di un'Italia unita da espressioni geografiche dialettali e da italiani ancora da fare.
La città che amo era una fabbrica di idee che montavano 4 ruote su infinite automobili.
La città che amo era la prima della classe di una scuola guida aperta a tutti gli italiani, chiamando quel collocamento per offrire loro un lavoro ed una nuova opportunità.
La città che amo veniva lasciata sola ad agosto, quando si svuotava dei suoi ospiti con gli affetti lontani e i cuori in affitto.
La città che amo ha preparato una fetta di polenta talmente stretta da soddisfare il palato fine dei suoi polentoni.
La città che amo è soprattutto un meraviglioso museo a cielo aperto.
Quello Egizio custodisce faraonici tesori, quello dell'Auto è un concessionario d'epoca, quello del Cinema conserva i suoi film in pellicole protettive, quello della Montagna prega sulla collina dei suoi frati.
La città che amo è un attico barocco con ampi Saloni di bellezza. Un tempo del Gusto e adesso del Libro, prestato ad altre città che possono solo e fotocopiare con brutte copie.
Ed è finalmente ritornato nell'unica biblioteca, a forma di Lingotto, che gli appartiene.
La città che amo è una Gran Madre che volta le spalle alla sua collina e segue con lo sguardo in religioso silenzio, un Figlio che è li, solo in centro.
La città che amo è un salotto accogliente, protetta da Murazzi con grandi macchie, create dal fiume più lungo con il nome un Po corto.
La città che amo ha anche il suo Monte, dei cappuccini ordinati nei suoi numerosi caffè.
La città che amo è Chiesa e Sepolcro, avvolti nel lenzuolo custodito nello spirito di un Giubileo Sacro, che si è fatto D'Uomo.
La città che amo ha una Basilica che veglia e rialza i suoi caduti, vinti solo dal fato.
La città che amo ha una Mole immensa, talmente alta che ha una stella come punta.
La città che amo è lunga di portici fatti anche di carta e se inizia a piovere possiamo immergerci nella lettura di libri dal profumo buono e non di cartapesta.
La città che amo ha un suo Castello, piazzato nel centro, riverente ad un Principe di Piemonte, fiero ed orgoglioso del suo cavallo dalla faccia di bronzo.
La città che amo offre da bere a tutti, pubblicamente; l'acqua fresca esce continuamente dalla bocca di tori verdi ed immobili anche se gli sventoliamo davanti fazzoletti rossi.
Della città che amo dicevano che era talmente fredda che per scaldarla le hanno poi regalato una fantastica olimpiade di neve.
La città che amo è dolce nella sua maschera di cioccolato al Gianduja.
La città che amo è una bella scoperta per tutti quelli che non ci sono mai stati e per quelli che ci sono sempre.
La città che amo si chiama Torino e la ammiro continuamente perchè è alle porte di Collegno, città in cui vivo.
Essendo una delle sue tante cinture, saranno legate per sempre intorno alla linea eterna delle rispettive vite.
Lontane, al massimo, una Metro di distanza.
giovedì 7 maggio 2026
BUONANIMA
Tutti noi, quando veniamo al mondo per fare un giro tondo, vorremmo lasciare tracce per farci trovare da un amore che ci liberi da ogni paura e dai nostri nascondigli.
Vivendo le nostre verità e sopravvivendo alle bugie del tempo. Facciamo finta di non sapere che esiste sempre una taglia costosa e stretta che può togliere gli alimenti alla nostra fame di felicità. Resistente ai buchi che copriamo lungo la cintura della vita. Che disegna quella linea sottile che separa la vita dalla morte.
Una linea che si piega più volte su se stessa e non ci spiega come per qualcuno sia retta nella rotta di un orizzonte sereno e per qualcuno sia sbandata, bendata e curva nelle spalle di giorni pesanti fatti di sere no.
Una linea invisibile, libera negli squilli di un'esistenza felice oppure occupata nel rispondere male alle nostre domande silenziose.
Una linea interrotta che divide l'ordine equilibrato dei nostri anni con il disordine maniacale dei nostri malanni.
Una linea continua che spesso non è in linea con i nostri principi reali, non essendo all'altezza della nostra corte spietata. Siamo estratti a sorte da un destino infedele che provoca macerie e da quei conti che non tornano mai per saldare il passato e ricostruire unfuturo.
Una linea immaginaria che, che a volte perdiamo e prendiamo e spesso non ne comprendiamo i voli pindarici verso un altro mondo.
Noi che pensiamo di essere aquile nel disegnare nell'aria linee senza fine e la vita, aquilone, che ha già deciso per noi, insieme al vento, di segnare il confine tra la terra e il cielo.
E quella linea diretta, in un giorno a noi sconosciuto, avrà l'ultima parola sul filo del nostro fiato spezzato. Lasciando malori, morali e dolori a pezzi, eternamente vivi, nel cuore, nella testa e nell'anima di chi rimane.
In questo gran bel film nel quale saremo i migliori attori di un'ultima scena che non avrà repliche.
Apostoli di un'ultima cena che ci lascerà l'amore in bocca e l'amaro nello stomaco.
Protagonisti e antagonisti, di una vita che non abbiamo voluto, ma che continuiamo comunque ad amare.
Volata via con le ali di un angelo, lassù tra le nuvole, o caduta in volo laggiù per terra, raccolti dalle braccia di un Lucifero ribelle.
Nell'aldilà del bene o del male. Lungo quel viaggio di sola andata in cui saremo soli e stelle. Un viaggio che nessuno mai potrà raccontare a chi aspetta sulla terra, un insperato ritorno.
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