domenica 16 aprile 2023
FUMETTI EMOTICI (TORINO COMICS)
... fiumi di china scorrono lenti sull'abito bianco ed immacolato di pagine ancora da scrivere.
Rompono gli argini dei miei margini di miglioramento, giustificati dalla mia infinita curiosità di lettore.
Mi trucco gli occhi con i colori di copertine rigide, solo nell'aspetto. Che si scioglieranno nel calore di questa magica atmosfera, fatta di stupori e sapori, vietati ai maggiori.
Andata da adulto e ritorno bambino, nel bianco e il nero di una pellicola che avvolge il mio tempo, non più scandito da mezze misure.
Viaggio in questo regno della fantasia, accompagnato da una solitudine leggera, dove il reale si perde oltre i confini di una realtà senza differenze e diffidenze.
Qui, siamo tutti uguali e senza corona, uniti dal volere volare con il potere del puro divertimento.
Ed è buffo pensare che, oggi, sono un buffone che ride sotto i baffi.
Perchè ho visto che chi fa lo sbruffone e prova una maturità superiore non viene fatto entrare.
E allora scelgo, un'altra volta, di sbuffare in faccia alla gelida noia un fumetto di alito caldo e di abbuffarmi di vita che ancora non conosco.
Cammino, in punta di matita, tra i paradossi di storie mai esistite.
Porto sulle spalle il peso leggero di cartoni, animati da personaggi che vogliono uscire fuori da qualsiasi schema mentale.
Tocco il fondotinta chiaroscuro di disegni che segnano il profilo del mio nuovo volto e disegnano orbite sconosciute per i miei occhi.
Come razzi pazzi, sono persi e dispersi in questo fantastico mondo capovolto.
Nel quale, fiero e consapevole, ho scelto di vivere.
Almeno per oggi.
martedì 14 marzo 2023
STATO DI POLIZIA
Avvolti dal calore di una bandiera tricolore, nasciamo poliziotti ogni giorno e con lei, ci alziamo fieri ed orgogliosi di essere umani e di avere umanità.
Sempre con i piedi per terra e lo sguardo verso il cielo, pieno dei nostri occhi e le nostre ali volanti.
Con lo spirito e nel ricordo del sacrificio di tutti gli Eroi che non ci sono più.
Siamo modelli tirati per la giacca, da tutte le parti e da molti sarti senza stile.
Soli, al volante delle nostre decisioni, non sappiamo mai se dare la precedenza a destra o a sinistra.
Politicamente corretti, proteggiamo la nostra mente a non fare nè politica e nè polemica.
Sempre puntuali ad entrare in servizio, anche fuori servizio, al servizio di chi ci chiama, di chi ci ama e anche di chi ci odia.
Perché siamo fatti così. Costretti ad essere indifferenti alle offese, liberi di essere insofferenti alle mancate difese o sofferenti agli attacchi frontali.
Ma non è il tempo e neanche l’ora di fare le vittime di un dovere comunque giurato, sulla nostra sana e robusta Costituzione.
Se non abbiamo scelto di nascere, lo abbiamo fatto consapevolmente per fare questa vita, perchè indossiamo, sotto pelle, una divisa che spesso divide questa Italia poco uniforme. A volte Repubblicana e a volte anarchica.
Intelligenti nell’unire i diversi punti di vista e disciplinati nel mettere a posto un disordine pubblico. Dottori promossi sul campo perchè pronti nel soccorso e veloci negli interventi.
Proviamo a dare soluzioni agli errori del sistema, capaci anche di sbagliare comunque in buona fede.
Abbiamo una corazza che ci aiuta ad attutire i colpi di quelli che hanno scelto dì vivere rispettando un codice diverso dal nostro.
Per noi è quello penale, per loro è quello d'onore. O peggio, quello del disonore, giudicato nelle aule di un tribunale, da un’autorità giudiziaria.
Il nostro giudizio imparziale è fondamentale quando lo mettiamo a disposizione nelle ore di un nuovo turno, ma diventa doloroso se si trasforma in un parziale pregiudizio.
Obbligati ad avere sempre quella razionalità controllata dì essere quella forza dell'ordine, anche quando veniamo colpiti da sanpietrini di un dissenso protestante.
Siamo la scorta emotiva che viaggia sulle ruote veloci di una democrazia che controlla il nostro Stato, sempre in linea su un telefono acceso h24.
E a volte capita anche a noi di cadere, feriti a sorte. L'importante è che non sia mai la causa di una debole tentazione, che giustifichi le nostre assenze.
Ed anche con fare borghese, siamo nobili nell’animo, umili nei lavori socialmente utili e professionisti della legalità.
Noi, persone offese da quelli che ci chiamano sbirri, infami, guardie, piedipiatti, questurini, panzoni, cellerini, pula, madama.
Offese gratuite offerte da tutti quelli che non fanno sconti.
Per noi che, alla fine dei conti, non facciamo mai troppi calcoli. Ma non perché non li sappiamo fare.
Semplicemente perché l'opinione, pubblica o personale, non è mai matematica.
venerdì 3 marzo 2023
IL BAMBINO E IL POLIZIOTTO
Questa è la storia di un bambino speciale che aveva tanta paura dei poliziotti.
Un giorno ne ha conosciuto uno e, da allora, ha deciso di fidarsi.
Matteo il bambino e Massimiliano il poliziotto. I protagonisti di questa storia lieta e senza fine.
Vivono in universi paralleli e corrono lungo binari fatti di nuvole e stelle, oltre confini conosciuti.
Come passeggeri distratti, viaggiano con la mente, sul treno dei loro desideri sognati, verso una destinazione senza destino.
Quando sono insieme, parlano in un codice non scritto. L'unico che può aprire le porte del loro cuore condiviso.
Il bambino è genio della lampada e luce negli occhi del poliziotto, accecato dal suo amore per la vita. Puro e fanciullo.
Il poliziotto torna bambino nei giochi da grandi che inventano insieme.
Il bambino è già grande nell'uomo che diventerà, nei salti degli anni che compie da solo.
Le mani stringono i lacci dei loro abbracci in affitto e si sciolgono nel calore dei baci d'affetto.
Causa ed effetto del loro riscaldamento globale.
Il bambino è portatore di croce e delizia i pensieri labili del poliziotto, lasciandogli un segno indelebile.
Il bambino è un gigante nell'argento vivo dei suoi anni più belli.
Il poliziotto è un nano nell'oro colato dai ricordi dei suoi giorni vissuti.
Il bambino è un vulcano che lava la sua incoscienza gioiosa.
Il poliziotto, con il cuore in soffitta, è trafitto dai suoi occhi infantili, affatto scontati.
Il bambino, fragile e incolpevole, crescerà con la forza consapevole del suo albero genealogico.
Avvolto dalle foglie e dai rami che dipingono i volti di mamma Chiara e papà Luciano.
Genitori meravigliosi che trovano sempre la forza nella meraviglia della loro natura.
Fiori del bene mai recisi, forti di petali decisi a non cadere e dolci nel profumo di un'aria viziata dai suoi capricci leggeri.
Ali e radici che lo fanno volare e camminare, sospesi tra la terra ed il cielo. O nelle stanze silenti di un'attesa sottesa e dolente. Tra respiri e sospiri, sostanze delle loro speranze.
Il bambino ha regalato al poliziotto una presenza preziosa... tesoro che ha arricchito la sua vita, più vera e meno povera.
Il poliziotto ha capito che, per due come loro, l'amicizia non si chiede mai.
Uniti o divisi, giocheranno all’infinito nel prendersi in giro e lasciarsi qua e là. Come guardie e ladri. Scambiandosi i ruoli.
Il poliziotto che ha rubato l'essenza del suo ridere ed il bambino che ha arrestato l'assenza del suo vivere.
E quando viene sera, di dormire proprio non se parla perchè la pace dell'anima tace la stanchezza dei corpi.
Perchè c'è ancora lo spazio per illuminare quella parte di mondo con la luce accesa di un sentimento. Dove i loro occhi incrociano sguardi e dolcezze nelle risate di favole raccontate e nelle carezze prima della buonanotte. È arrivata la sera. È tempo di andare. Il bambino guarda il poliziotto e gli stringe la mano.
Un sorriso complice ed innocente rassicura il suo battito nel petto. Con la risposta, sicura, alla domanda di un tempo veloce, giudice del loro legame... Si Matteo, piccolo grande supereroe. Noi saremo amici per sempre.
lunedì 13 febbraio 2023
LA DISPERATA RICERCA D'AMORE DI UN POVERO IDIOTA
C'era una volta, in un tempo smemorato e deforme, un uomo che, a nuoto, ha attraversato le fughe di un'esistenza, cascata in un vuoto ripido e rapido.
Con quella foga che non l'ha fatto affogare, è arrivato, desolato, su un'isola deserta.
Solitario, si è sfogato cercando segnali di una vita che, per come ha capito, è sempre di chi ama.
E lui, da quel giorno, la richiama all'ordine, per riprendere il senno e non perdere più il sonno.
Con la faccia ancora addormentata, si alza sulle sponde del suo letto d'acqua e, da sempre tormentato, risponde alle domande di onde troppo saccenti.
Fa fatica a risvegliarsi dall'incubo di un destino infedele che ha tradito la sua fiducia nel futuro.
In quello specchio increspato riflette stanco, con riflessi lenti, nella timida luce riflessa di un mattino audace.
Amareggiato, non gli resta che aspettare la prossima marea... e soprattutto sperare che non sia un'altra mareggiata.
Chissà se sarà alta di baci caldi e tempestosi o bassa di cuori calmi e piatti.
Lui, è così. Agitato come il mare che osserva e balla al limite dei suoi piedi fermi e nudi.
Troppo feriti dai sassi sinceri sui quali ha camminato e quasi detriti nei passi falsi nei quali è inciampato.
L'uomo vorrebbe trasformarsi in un pesce e parlargli con parole nuove... quelle necessarie per dar voce al suo film muto.
Il mare, di solito aperto, gli chiude, invece, la bocca con acqua e sale... ed il bruciore fa male in quella ferita senza margini che non vuole rimarginarsi.
L'uomo si riscopre fragile, nudo, e si copre con le incertezze della sua anima spoglia.
Rischia però di annegare nel suo voler negare l'evidenza di una realtà pressante.
Ci vorrebbe una ciambella per salvarlo e non farlo cadere nel buco della sua lealtà stressante.
O forse ha solo bisogno di vernice fresca per coprire la ruggine di una storia che ha fatto acqua da tutte le parti.
La sua isola si è ormai trasformata in una gabbia dorata dentro un castello di rabbia, costruito sulla sabbia delle sue clessidre.
L'uomo ha solo sete di sapere dove andranno a finire i suoi dubbi salati e pesanti e, in un sonno leggero, cade sconfitto.
Almeno li, dentro i suoi sogni, può immaginare ancora un'ancora di salvezza.
Fatta con dolci risposte, ripiene con poche calorie e molto calore.
Dentro una vita, che deve restituirgli il timone del suo presente e annacquare il timore del suo futuro.
In cambio, gli offrirà una bevuta alla sua salute. Tanto precaria quanto il suo tempo indeterminato.
E, forse, un giorno quell'uomo capirà la differenza tra il coraggio del mare e la sua paura di amare.
E finalmente, quando succederà, ammirerà, attraverso il vetro opaco dei suoi occhi antichi, il candore di una nuova superficie.
Sulla quale vedrà riaffiorare e rifiorire quel tesoro da troppo tempo sommerso. Che, in fondo, per tutti è l'Amore desiderato.
venerdì 30 dicembre 2022
DORIAN GRAY
Caro 2024, ti scrivo, così mi distraggo un pò.
Sono stato anch'io un bambino nei miei giochi di luce, tra le ombre di un passaggio a me sconosciuto.
Ho sempre accettato tutte le sue caramelle, perchè mi è sempre stato impossibile rifiutare le dolcezze della vita.
A volte mi ha lasciato l'amaro in bocca, fatto dei miei passi incerti e di un umore che faceva rumore.
Ma l'amore è sempre restato ed ha arrestato tutti i miei tentativi di fuga.
Nel mio tempo fedigrafo, coniugato in incognito con i miei ieri, oggi e domani.
A volte colpevole di aver fatto ritornare al passato i miei sogni e bisogni.
Ed io, infantile, nel far ritornare al futuro la maturità dei miei anni acerbi.
Frutto del mio rispondere comunque presente alle domande del cielo.
Sono cresciuto alla velocità di amori rubati ai giorni inconsapevoli della loro stessa fine.
Bellissimi forse perchè incompiuti.
Ho piantato sorrisi sulle mie labbra, voraci di baci e ho raccolto abbracci e amicizie.
Ho bagnato con lacrime salate quegli occhi dolci che, da lassù, soffrivano di vertigini, timorosi di non
essere mai all'altezza del mio cuore impazzito.
Proprio lui. Il protagonista che batte forte le ore dentro il mio petto; lui che vuole vedere in faccia l'amore,
stufo di essere vinto e convinto dai miei sensi incolpevoli.
Ma io, artefice delle mie debolezze e carnefice della mia forza, l'ho rinchiuso per sempre nella mia cassaforte toracica.
Costretto a fare il solito giro, lungo la circonferenza che l'ha portato allo stesso punto.
Folle nella sua originale diversità.
Ho amato e odiato, ho urlato e ascoltato, ho parlato e taciuto, ho riso e ho pianto, ho vinto e ho perso,
ho corso e ho dormito, mi sono fermato e mi sono perduto, mi sono lasciato e mi sono ripreso.
Sono chi sono, non credo che sarò mai qualcun altro. Sono tutto quello che ho. Per questo mi devo fidare e mi devo bastare.
L'ho sempre fatto, nel bene dei miei sbagli e nel male dei miei sbadigli.
Soprattutto questa notte, quando ascolterò il vagito di un 2025 che sta già togliendo le sue fasce di protezione.
Chissà se sarà il ruggito per una nuova speranza o la ruggine di una vecchia paura.
Da domani proverò almeno a fare un quadro della mia situazione... pittore e peccatore, mostro il volto alla vita.
E poi le dimostro, disinvolto, come non sia diventato un mostro.
Per farlo, avrò solo bisogno di tanto, tanto inchiostro ed un arcobaleno di colori.
E' tutto quello che che servirà.
Alle mie penne e ai miei pennelli, per scrivere e descrivere l'emozione di quello che so fare meglio.
Semplicemente vivere.
venerdì 16 dicembre 2022
SEDICI DICEMBRE
Se dici dicembre, alleni la mente al Natale imminente.
Se dici dicembre, c'è il freddo che bussa alle tue fragili ossa.
Se dici dicembre, aspetti il regalo che non vuoi sia solo un pacco.
Se dici dicembre, quel fiocco di neve sorride alla tua anima lieve.
Se dici dicembre, ti senti in affanno e più vecchio, al pensiero di un anno con il suo specchio.
Se dici dicembre, sei il bacio e la bocca che un abbraccio ti scocca.
Se dici dicembre, tendi la mano per chi ti accompagnerà in un posto lontano.
Se dici dicembre, vuoi la medicina e la cura per ogni tua vicina paura.
Se dici dicembre, sogni la vacanza di un dolce tepore e di una magica danza che porta calore.
Se dici dicembre, speri nel caldo per sciogliere il gelo e ogni suo triste velo.
Se dici dicembre, sei la voce e la luce di un albero muto. La croce ed il canto del tuo amore voluto e forse perduto.
Se dici dicembre, guardi la luce che riflette e poi cuce gli strappi di un cielo, nei suoi drappi e nel suo telo.
Se dici dicembre, sei il pupazzo di lana, con le tue sciarpe di respiri pesanti fino alle tue scarpe piene di passi importanti.
Se dici dicembre, porgi al destino i tuoi cappelli. Per avere in cambio giorni più belli.
Se dici dicembre, fai l'inventario di un tempo crudele, amandolo troppo, purchè sia fedele,
Se dici dicembre, sei la lavagna del buono e cattivo. gesso e calma per il primo, da cancellare per chi ne è privo.
Se dici dicembre, aspetti l'arrivo di un anno in fasce, nel dubbio che cade e nella speranza che cresce.
Se dici dicembre, sei distratto nel perdere ancora i tuoi sensi. Pigro o reattivo nel ritrovarli. Ma poi ci ripensi.
Se dici dicembre, è il dolce ricordo di un antico rumore.
E' un battito lento che ha la voce del cuore. Con il suo canto incessante che incanta la mia Anima combattente.
Sedici dicembre.
Un giorno che vive nel suo eterno ricordo.
martedì 2 agosto 2022
SUPERMAN
Lorenzo mio, patrimonio dell'umanità.
Quella che si è unita in matrimonio al tuo essere da quando sei venuto al mondo.
Quel mondo che ha scambiato i sogni viventi di pace, con i segni roventi di una guerra tempestosa e rumorosa.
Ma io e te, conviventi convinti, viviamo il nostro mondo tra le rose dei tuoi capelli ribelli che profumano i venti dei tuoi anni più belli.
Già..i tuoi anni.... repressi e mai depressi, leggeri del peso della tua immensa anima, passeggeri distratti se li chiami per nome.
Protestanti e cardinali che mi hanno eletto papà con grande (e)merito e spirito di sacrificio.
Angeli e demoni che hanno sfumato il bianco candore della tua ingenuità infantile.
Bruciata da una gioventù accellerata verso una maturità raccolta, frutto di una forte pianta stabile.
Contro ogni tuo volere, contro un destino già segnato da qualcuno che si trovava in fuori gioco. Aldilà della linea della vita.
Con la saggezza che hai dimostrato nei tuoi silenzi e nei tuoi sorrisi, nei pensieri persi chissà dove e nelle parole che non ci siamo mai dette.
Figlie e madri di me e di te, padri entrambi di compassioni respinte e appasionati ricordi... Mai sopiti, mai accantonati, mai dimenticati.
Tu, straordinario negli eventi che inventi e ordinario nel tuo disordine organizzato.
Tu, che sei il mio One, il Leone ruggente, nato con il solleone d'agosto che hai sciolto il mio cuore gelato e lo hai cambiato con il dolce di un cuore caldo.
Tu, che ti sei trasformato da ragazzo scolastico a uomo fantastico e reggerai sulle tue spalle robuste i pentagrammi leggeri e musicali delle tue risate contagiose.
Tu, che porti un nome ed un cognome che faranno di te una storia importante.
Quella che insegnerai con la potenza dei tuoi discorsi e la determinazione dei tuoi occhi. Sfidati e sfidanti di quelli che guadagneranno con la ricchezza della tua fiducia.
Viaggia sempre... con le tue scarpe e la tua mente. Senza mentire mai a te stesso e a chi crede nelle tue fatiche.
Ci sarà spazio per i tuoi grandi progetti. Perchè la vita, per tutti noi, è universo e università, con i suoi esami. Che non finiscono mai, ma sfiniscono le tue energie.
Ma non averne paura... sarai sempre promosso perchè lo hai promesso alla tua infinita intelligenza. Che si sposa, bellissima, con la tua personalità autorevole.
Anche nella buona fede di uno sbaglio non voluto.
Non esaurire mai la fame che alimenta la tua spiccata curiosità... ti servirà per esaudire ogni tuo desiderio che metterà ordine alle tue aspettative.
Quelle che non possono più aspettare e che ti spettano di diritto, senza più rovesci.
E ricorda che non sarai mai più solo... se guardi indietro, butterò i sassi che i tuoi passi incontreranno nel tuo cammino.
Se guardi in alto, La vedrai soffiare sul fuoco amico del tuo camino. Quello che ti scalderà per sempre. Come i suoi abbracci pieni di lacci.
Oggi, nel traffico dei tuoi anni commoventi, festeggia con gioia e vola alto tra i venti dei tuoi anni. E così diventi il super di questo giorno che, per molti, è solo normale.
Ed io, che dei buongiorno sono lessicodipendente, vado alla ricerca della mia dose quotidiana di lettere.
Io, che ho fatto crack quando la mia eroina preferita era finita, sembravo spacciato. Ma ho vissuto grazie alla vena poetica che mi porta dritto al tuo cuore.
Ti sarò per sempre grato per avermi salvato.
Tu, figlio mio. Unico mio eroe stupefacente.
Buon compleanno, Lollo!
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